L'intervento della Russia contro l'ISIS.

Una coppia di cacciabombardieri Suckhoi Su-24 "Fencer"/ © Suckhoi
Una coppia di cacciabombardieri Suckhoi Su-24 "Fencer"/ © Suckhoi

Dopo la fine dell'Unione Sovietica, la Russia ha attraversato una crisi profonda tale, che venne quasi privata di un efficace forza militare, pressocchè incapace di proiettarsi oltre i confini del vastissimo territorio della Federazione Russa. Fino al 2008 dopo un periodo di forzato isolamento dovuto anche alle crisi interne che ha assorbito il governo di Mosca - culminate con la disastrosa campagna cecena del 1994 -  il vittorioso intervento in Georgia ha come testimoniato il fatto che la "ex Armata Rossa" sia risorta dalle sue ceneri. Oggi l'esercito russo ben armato e soprattutto "ben organizzato" ha riesumato in ambito NATO e nei paesi dell'Europa orientale, vecchi timori che sembravano ormai sepolti. Questo si è tradotto in una serie di azioni contro il governo di Vladimir Putin scaturiti in pesanti sanzioni economiche.

La situazione in Siria. / © AeroStoria
La situazione in Siria. / © AeroStoria

La Siria è uno degli ultimi paesi alleati della Russia in tutto il Medio Oriente. Russia e Siria hanno forti relazioni diplomatiche dai tempi della Guerra fredda e ancora oggi l’esercito siriano usa moltissime armi e mezzi di fabbricazione russa. La Siria ospita anche l’unica base navale nel Mediterraneo, costruita nel 1971. Per questi motivi, fin dal 2011 - quando in Siria cominciò la rivoluzione - la Russia si è sempre schierata dalla parte del regime del presidente Bashar al Assad, promettendo di usare il suo veto nel Consiglio di sicurezza dell’ONU per bloccare qualunque sanzione o intervento militare nel paese. Per molti la difficile situazione siriana è considerata come l'occasione per Putin di riguadagnare prestigio internazionale, grazie a questi rapporti con il governo siriano, e decisamente all'atteggiamento sconclusionato, disordinato e inefficace dell'Occidente nei confronti dell'ISIS e di Assad, Mosca ha intavolato una serie di colloqui con i principali governi confinati col martoriato territorio siriano, quali Turchia, Iraq, Arabia Saudita, Giordania, Egitto e Iran.

Nel corso dell’estate il regime siriano ha subito una serie di sconfitte particolarmente dure. Nel nord della Siria i ribelli hanno conquistato diverse città e sono arrivati a minacciare il territorio sulla costa, dove si trovano le principali comunità alauite e cristiane, i principali gruppi che sostengono il regime. Secondo diversi esperti un attacco massiccio in quest’area potrebbe portare al collasso del regime di Assad, perché gran parte delle truppe siriane abbandonerebbero il fronte per correre a difendere le loro città sulla costa. Allo stesso tempo l’ISIS ha attaccato il regime nella regione di Palmira e altri gruppi di ribelli hanno compiuto attacchi molto decisi nel sud della Siria. Decisamente in difficoltà, Assad ha dovuto ammettere che l’esercito siriano non è più in grado di difendere tutto il territorio.


Quindi a decorrere dalla fine di Luglio, la presenza militare russa si è andata via via ampliando, ripristinando la base navale di "sovietica memoria" di Tartus, lasciata in completo stato di abbandono, e della base aerea di Latakia, su entrambe le installazioni sono stati effettuati massicci lavori di recupero e potenziamento realizzando alloggi per circa 2.000 effettivi di cui circa 700 uomini appartenenti alla 810^ Brigata Fanteria di Marina della Flotta del Mar Nero e alla 336^ Brigata di Fanteria di Marina della Flotta del Baltico, due unità che si sono particolarmente distinte in questi ultimi anni durante le crisi interne che hanno attanagliato la Russia.

La Base aerea di Latakia da una foto satellitare.
La Base aerea di Latakia da una foto satellitare.

La componente aerea è invece composta da 28 unità tutti con caratteristiche d'attacco e interdizione, secondo le notizie sinora filtrate e dalle foto satellitari, presso la base aerea di Latakia sono schierati caccia multiruolo Su-30SM, velivoli d'attacco e interdizione, la "risposta ex sovietica" ai nostri Tornado, ossia i Su-24M, e quelli che spesso vengono definiti i "Thunderblot II dell'Est", i Su-25. Sono presenti inoltre circa 14 tra elicotteri d'attacco Mi-24/35 e Mi-17 da trasporto. Secondo l'agenzia di stampa turca BGN è stata segnalata la presenza di intercettori MiG-31 che sarebbero parte di una commessa di sei velivoli siglata nel 2007 destinati al governo legittimo siriano, assieme a ingenti forniture di materiali e munizioni moderne, secondo BGN, gli intercettori sarebbero basati a Mezze nella periferia di Damasco.

Suckhoi Su-30SM in rullaggio / © Sputnik. Dmitri Vinogradov
Suckhoi Su-30SM in rullaggio / © Sputnik. Dmitri Vinogradov

Senza ombra di dubbio una validissima forza d'attacco, probabilmente la più numerosa mai schierata dai tempi dell'Ex Unione Sovietica. Dal 30 settembre la Russia ha iniziato l'operazione militare aerea in Siria, diretta contro i terroristi dell' ISIS e delle altre formazioni jihadiste, dalle dichiarazioni del ministero della Difesa di Mosca, l'attore principale di tutte le missioni compiute sino ad ora, è il multiruolo di generazione 4++ Su-30SM una delle ultime versioni ancora con le alette "canard". Ma le operazioni hanno scatenato non poche polemiche: I primi bersagli degli "strike" russi sono stati i sobborghi di Talbiseh e Rastan, nei pressi di Homs, dove corre l’autostrada più importante di tutta la Siria, la M5, che collega Aleppo,Hama,Homs,Damasc e Der'a, se però si vanno ad analizzare i target dei primi bombardamenti russi in territorio siriano, si può facilmente notare come nelle aree maggiormente colpite non si registri la presenza di  ISIS. I guerriglieri occupano infatti i territori orientali e centrali della Siria, da Hasaka a Palmyra , dove proseguono le distruzioni di simboli storici del passato siriano, zone prevalentemente desertiche, ma ricche di pozzi petroliferi. Le zone colpite dai caccia russi, invece, si trovano prevalentemente a occidente, nelle province di Homs e Idlib, cioè in zone che circondano le aree costiere (sotto controllo governativo), rette da varie fazioni dell’opposizione siriana.

Secondo a quanto riportato dalle agenzie, i primi attacchi hanno riguardato:

Homs, Hama,Idlib,Raqqa e zone limitrofe, Hama è stata colpita lo stesso giorno di Homs, gli attacchi si sono concentrati nel sobborgo di Al-Lataminah, dove opera la brigata dell’FSA (Free Syrian Army) Tajama’a al-Izza, attiva nelle province di Hama, Idlib e Aleppo, che in passato ha ricevuto missili anti-carro molto probabilmente dal Turkish Military Operations Command.

Il secondo giorno i bombardamenti si sono concentrati nella provincia di Idlib, a Jisr Al-Shughour e Jabal Al-Zawiyah, caduta interamente in mano all’opposizione nel maggio 2015. Anche se vi è una vasta opposizione al regime di Assad nelle zone non vi è mai stata presenza dell'ISIS. la provincia di Raqqa, roccaforte nonché auto-proclamata “capitale” dell' ISIS, è stato colpito un campo di addestramento a Maadan Jadid, a 70 km a est di Raqqa, e una postazione di comando a Kasrat Faraj, a sud-ovest. Questi ultimi strike, che hanno ucciso 12 jihadisti, Tuttavia, secondo le stime soltanto il 5% dei bombardamenti ha colpito obiettivi dell'ISIS.

© AeroStoria
© AeroStoria

Una coppia di Su-25 in decollo. Questi caccia per missioni CAS sono usati anche come ricognitori.
Una coppia di Su-25 in decollo. Questi caccia per missioni CAS sono usati anche come ricognitori.

La Russia ha preventivato la durata del proprio impegno militare diretto intorno ai 3/4 mesi, e sinceramente non pensiamo possano essere sufficienti, una cosa è certa, questi interventi sono per la sopravvivenza del regime di Assad, cosa non gradita agli USA, soprattutto dopo aver armato e finanziato i suoi oppositori in Siria. L'intervento militare di Mosca in Siria non ha semplicemente capovolto le sorti della guerra e seminato il panico tra i jihadisti, ma ha assestato un altro colpo decisivo alla credibilità degli Stati Uniti, soprattutto nel ruolo di difensore della sicurezza nella regione. Il conflitto avrà comunque un escalation con l'intervento delle truppe di terra, la presenza dei Su-25 per l'appoggio tattico lo dimostra, Mosca sembra possedere tutte le carte in regola e soprattutto le capacità di condurre, quella che è "realmente" una guerra, sia essa asimmetrica che convenzionale, contro un'altra guerra ideologica che sta mietendo vittime in tutto il mondo.


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Autore: Ino Biondo

Fonti: Flight Global - Defence Tech - BGN News - Sputnik News

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