Roberto Oros di Bartini - "Il più grande progettista italiano di aeroplani sovietici"

Roberto Oros di Bartini.
Roberto Oros di Bartini.

Alla fine della II Guerra Mondiale, i russi riuscirono a catturare molti dei piani di Hitler per la creazione di armi sempre più efficaci per portare a termine i suoi piani di conquista e di supremazia del Reich, tra questi i Sovietici riuscirono ad impadronirsi anche dei progetti aeronautici segreti della Luftwaffe. Dopo aver catturato i migliori progettisti tedeschi costringendoli a lavorare per loro, Stalin riuscì a catturare l'intero Junkers Design Team che stava sperimentando un Bombardiere sperimentale a 6 motori, il Myasishev

M-4  detto "Bison" dalla NATO ("Bisonte" nomignolo che gli calzava a pennello) gli assomigliava parecchio.

Questa foto rende l'idea di quanto enorme fosse la cellula del Bison.
Questa foto rende l'idea di quanto enorme fosse la cellula del Bison.

Ma il problema di tutti i progettisti era l'autonomia, il consumo elevato dei loro Aeroplani era il tallone d'Achille dell'industria Aeronautica Sovietica. Si cercò quindi di aggirare l'ostacolo, cercando vie alternative per attaccare gli Stati Uniti, la ricerca portò ad uno dei progetti di Bombardiere russo più incredibili della storia, dietro questo fantastico apparecchio non c'era l'ingegno di un progettista russo, ma la mente brillante di un Ingegnere Italiano. L'idea era tanto semplice quanto incredibile, costruire un Bombardiere in grado di Ammarare e di rifornirsi dai sottomarini russi. Quest'idea venne dall'ingegno di Roberto di Bartini.

Roberto Oros di Bartini nasce a Fiume nel 1897, quando scoppia la II Guerra Mondiale si arruola in Aviazione dove prende il brevetto di volo, Bartini è un idealista e con la nascita del Fascismo aderisce al nuovo Partito Comunista Italiano con la speranza di salvare il suo paese da Mussolini.

Nel 1923 Mussolini prende il potere e inizia a mandare i comunisti come Bartini nei campi di prigionia, ma riesce a fuggire e rifugiarsi in Russia. Ben presto si ritrova a ricoprire un importante ruolo nella nuova Industria Aeronautica Sovietica, ma Stalin non aveva molta fiducia negli stranieri che lavoravano per il governo, anche se dimostravano la loro totale fedeltà all'ideologia comunista, venivano guardati con sospetto dal Leader Sovietico. I suoi primi progetti di massima furono esaminati dallo TsAGI, l'Istituto centrale di aero-idrodinamica, a partire dal 1929. Riguardavano tre idrovolanti ed un nuovo tipo di caccia che furono trovati particolarmente promettenti, cosicché gli esperti del prestigioso istituto dettero parere favorevole alla prosecuzione dell'attività del giovane ingegnere. Il Consiglio superiore dell'economia e quello militare rivoluzionario approvarono allora la nomina di Bartini a costruttore capo responsabile e direttore di un proprio OKB (Opytnoe Konstruktorskoe Byuro, ufficio di progettazioni sperimentali di cui abbiamo avuto modo di parlarne in altri articoli di AeroStoria). Il primo progetto messo a punto riguardò un idrovolante plurimotore siglato MTB-2 (Morskoi Torpedonosec Bombardirovščik, bombardiere silurante marino) costituito da due fusoliere a scafo collegate da un robusto tronco alare centrale con ampie semiali a sbalzo, pesante 40000 kg e adatto al pattugliamento e al bombardamento a largo raggio. Tale realizzazione, per tipologia costruttiva e dimensioni, era totalmente nuova per l'URSS, tanto che il similare Tupolev MK-1 (Morskoi Kreiser, incrociatore marino) sarebbe stato realizzato solo quattro anni dopo. Il progetto di Bartini fu esaminato in alternativa ad uno proposto dal costruttore russo Dmitrij Pavlovič Grigorovič, ma questi si ritirò dalla competizione riconoscendo la validità della proposta di Bartini.

MTB-2.
MTB-2.

In questo stesso periodo ebbe luogo una vasta riorganizzazione dell'industria aeronautica di stato sovietica. Alcuni uffici tecnici vennero riuniti in un unico grosso supercollettivo (TsKB o ufficio centrale di progettazione), per incrementare drasticamente il ritmo di messa a punto di nuovi prototipi d'aereo, richiesti dalle forze armate. Del nuovo ente, attivo fino al 1940 e i cui aeroplani sarebbero stati designati genericamente con la sigla TsKB e un numero progressivo, vennero a far parte, oltre al gruppo guidato da Bartini, anche quelli di Aleksandr Sergeevič Jakovlev che ne era il vicedirettore, di Grigorovič, Sergyej Aleksandrovič Kočerigin, Nikolaj Nikolaevič Polikarpov ed altri. Ciascun ufficio avrebbe dovuto dedicarsi separatamente alla messa a punto di un'unica parte costruttiva dei velivoli, disegnando contemporaneamente più prototipi da costruire e provare in rapida successione. All'atto pratico tale organizzazione presentò seri problemi di funzionamento, dovuti in massima parte a gelosie e rivalità personali degli ingegneri capo. Scompariva per esempio il sistema, ancora oggi in uso in Russia, di siglare i velivoli con le iniziali del capoprogettista. Bartini che, da rigoroso marxista, era contrario a qualsiasi forma di personalismo, tanto da non voler mai identificare i propri velivoli con le sue iniziali, non mancò di far presente alle autorità del Partito comunista sovietico (bolscevico), al quale era iscritto, la scarsa efficienza del nuovo supercollettivo. Nella divergenza di vedute organizzative tra il grosso ente aeronautico e il partito che ne seguì, egli finì con l'essere sacrificato e privato del suo incarico direttivo, con l'ovvio abbandono del suo progetto, realizzato in forme simili da Andrej Nikolaevič Tupolev con la collaborazione dello stesso Bartini.

L' esclusione di Bartini colpì gli stessi responsabili del progetto di Stalin, i quali credevano fortemente nelle potenzialità del progettista, decisero di non perderlo proponendogli un nuovo incarico, la direzione dell'ufficio progetti dello OOS-GVF (Otdel Opytnogo Samoletostroenya-Grazhdanskij Vozhdusniy Flot, dipartimento di costruzioni sperimentali della flotta aerea civile). Questo ente, fondato nel 1928 e denominato abitualmente Stal' (acciaio), si occupava della realizzazione di aerei civili con il preciso scopo di sostituire l'acciaio al più caro alluminio, in quegli anni ancora importato dall'Occidente. 

Grandi progetti.

Allo STAL Bartini però non si occupò solamente di progettare aeroplani per scopo civilie, in via del tutto ufficiosa iniziò a progettare validi aerei per scopi bellici, nel 1933 vide la luce uno strepitoso caccia dalla concezione alquanto avveniristica: Il velivolo "Monoplano" (siamo nel 1933 ancora volavano caccia biplano!) venne costruito con una struttura interna di tubi in acciaio al cromo-molibdeno e un rivestimento esterno con due sottili lamierini di acciaio inossidabile Enerž-6, formanti un'intercapedine per il raffreddamento e la condensazione del vapore per il successivo ricircolo. Il velivolo, il primo in URSS a disporre di carrello monotraccia centrale completamente retrattile e di pattini anch'essi retrattili, venne siglato Stal'-6. Il primo volo avvenne nel luglio 1933. I successivi collaudi evidenziarono una velocità massima di 420 km/h con un tempo di salita a 1.000 metri inferiore al minuto. Il grande successo ottenuto da Bartini destò sensazione negli ambienti tecnico-militari sovietici. Ma il governo malgrado il successo non avviò mai la produzione in serie del progetto su ordine dello stesso Stalin, credendo che Bartini non fosse che un astuto doppiogiochista che stava tentando di attirare l'attenzione dell'occidente verso i progetti dell'Unione Sovietica.

Stal'-6
Stal'-6

Ma lo Stal-6 non fu l'unico progetto di quel periodo, l'Ingegnere doveva giustificare la sua presenza all'ufficio di progettazioni STAL, da li a poco progetto un'atro incredibile aeroplano suscitando scalpore negli ambienti del settore, lo Stal-7 un bimotore per uso civile da 12 passeggeri, equipaggiato con due motori M-100 da 760 hp, costruiti su licenza Hispano-Suiza, che consentivano di raggiungere i 450 km/h con un'autonomia massima di 5.000 km. L'ala monoplana a gabbiano inversa sfruttava efficacemente l'incremento di portanza dovuto all'effetto suolo dinamico, con notevoli capacità di decollo in sovraccarico. Il prototipo, progettato a partire dalla fine del 1933, venne completato nel maggio 1936. Rivelatosi inizialmente poco governabile subì un incidente, venne riparato e completò le prove di volo nella primavera 1937. Fu anche esposto al salone di Parigi di quell'anno e nell'agosto 1939 stabilì il primato mondiale di velocità volando sul circuito chiuso di 5 000 km Mosca-Sverdlovsk-Sebastopoli-Mosca in 12 ore e 31 minuti. Anche in questo caso il regime comunista trovò modo d'arrestare la fase dello sviluppo in serie della nuova macchina, cancellando ogni traccia del progetto e facendo arrestare Bartini con l'accusa di cospirazione contro il governo, Bartini divenne vittima delle feroci epurazioni staliniane.

La prigionia

Era iniziato infatti in tutta l'URSS il periodo del grande terrore nel quale incapparono non solo gli avversari politici dello stalinismo, ma anche milioni di altri cittadini. Numerosi progettisti aeronautici vennero arrestati dalla polizia politica tra i quali Tupolev, Konstantin Alekseevič Kalinin, che fu fucilato, Aleksandr Ivanovič Putilov, Georgi Langemak, Sergej Pavlovič Korolëv e diversi altri. Anche Bartini venne arrestato il 14 febbraio 1938 e successivamente incarcerato senza che fossero state formulate contro di lui specifiche accuse ed in attesa di un processo che non sarebbe stato mai celebrato. L'italiano non accettò di sottoscrivere alcuna lettera di autodenuncia mentre le sue più recenti realizzazioni caddero in disgrazia. Lo stato di detenzione di Bartini sarebbe durato ancora a lungo se non fosse intervenuto a suo favore il record mondiale dello Stal'-7 di velocità. I vertici militari volevano trasformare l'eccellente velivolo in bombardiere, a tale scopo venne incaricato lo stesso Bartini tanto. Durante il periodo di prigionia, fece da mentore a vari progettisti che ebbero la sua stessa sventura, Korolëv (il padre delle esplorazioni spaziali con uomini a bordo) considerò Bartini come suo maestro. In questo clima di terrore comunque, l'italiano ebbe la possibiltà di continuare le sue ricerche, fu un periodo prolifico che diede alla luce apparecchi di concezione "futuristica". La direzione dei lavori per modificare lo Stal-7 venne però affidata all'ingegner Vladimir Grigor'evič Ermolaev, che era già stato suo collaboratore durante la realizzazione dello Stal'-7. Fu creato uno specifico OKB e il nuovo bombardiere venne dapprima siglato DB-240 (Da'lnyi Bombardirovščik, bombardiere a lungo raggio) e in seguito Er-2. Costruito interamente in metallo, il bimotore venne largamente modificato. Venne creata una stiva bombe interna e fu installato l'armamento difensivo. I motori radiali vennero sostituiti da motori in linea M-105 da 1.100 hp ed il timone verticale posteriore fu sdoppiato. Il primo esemplare volò il 14 maggio 1940. Con i primi esemplari prodotti vennero costituiti due stormi operativi supersegreti che, appartenenti al comando dell'aviazione da bombardamento a lungo raggio, già nel settembre 1941 effettuarono incursioni su Berlino, Konisberg, Danzica e Stettino partendo da aeroporti nella zona di Mosca, - Fu un aereo progettato da un italiano a bombardare per la prima volta Berlino, un merito che non gli venne mai riconosciuto - dello Er-2 vennero costruiti 462 esemplari di serie, alcuni dei quali propulsi da motori diesel. Durante il conflitto Bartini proseguì la sua attività di progettista alla testa dell'OKB-4, incaricato di compiere studi e progettare velivoli a reazione. Nel 1942 concepì un velivolo bireattore tutt'ala siglato R che non fu mai realizzato. Da questo progetto derivò l'intercettore di punto a decollo verticale R-114, molto simile al Me 163 Komet. Non fu però possibile metterne a punto l'apparato propulsivo, concepito da Valentin Petrovič Gluško, uno dei pionieri della missilistica sovietica. Questo propulsore avrebbe dovuto essere costituito da due statoreattori accoppiati a motori a razzo RD-1 che gli avrebbero teoricamente consentito di raggiungere velocità bisoniche.

IDEE GENIALI PER SÉ E PER GLI ALTRI.

Possiamo asserire con convinzione e fermezza che i grandi costruttori russi non sarebbero ciò che sono oggi se il grande Bartini non avesse messo il proprio ingegno a loro disposizione:

mise in pratica tutto ciò che fino a quel periodo era considerato pura e semplice teoria o addirittura semplici illazioni che non avrebbero mai trovato risvolti applicativi. Già nel 1944 prese consapevolezza delle potenzialità dell' "Ala a Delta" soprattutto se applicata in ambito dei trasporti, anticipando di 30 anni il progetto del Concorde, fu grazie a Bartini inoltre che il grande progettista di giganteschi aerei da trasporto per antonomasia Oleg Kostantinovitch Antonov, concepì i suoi primi velivoli da trasporto con rampa posteriore dopo che l'italiano gli mise a disposizione i suoi disegni. Lo stesso Sergej Vladimirovič Il'jušin (altro grande ingegnere aeronautico russo) ribadì il ruolo di fertile generatore di idee che sarebbero state utilizzate a piene mani per decenni dall'intera industria aeronautica sovietica. Altri suoi studi lo portarono all'ideazione di una gigantesca macchina volante anfibia gettando le basi per quelle meravigliose creazioni indicate col nome "Ekranoplani" capaci sia di ammarare che atterrare nelle vaste distese di ghiaccio della Siberia, o mastodontici "Quadriturboelica" capaci di trasportare missili balistici intercontinentali. Ma per gli anni successivi non ebbe incarichi particolarmente di rilievo, solo collaborazioni ad altri progetti o meglio creazione di altri progetti dei quali non gli furono mai accreditati le ideazioni, morto Stalin il 5 marzo 1953 come gli altri suoi colleghi venne scarcerato e sciolto da ogni accusa, si ritirò a vita privata nella totale riservatezza pressocché dimenticato.

Ma nell'immediato dopoguerra, nel periodo della "Guerra fredda" nelll'impossibilità da parte sovietica di costruire un Bombardiere a lungo raggio degno di questo compito, su segnalazione dello stesso Tupolev, il nome di Roberto Oros Bartini cominciò a circolare nelle stanze dello Stato Maggiore sovietico soltanto una mente brillante come la sua avrebbe avuto la capacità intellettiva e scientifica di esaudire le aspettative del governo sovietico, l'Ingegnere venne immediatamente ricontattato per lavorare al progetto in un laboratorio in Siberia dove intanto era stata creata una galleria del vento per le sperimentazioni. Quì Bartini ebbe l'idea di progettare un Bombardiere Idrovolante Supersonico, il progetto racchiudeva la sintesi degli studi che fino a quel momento l'italiano aveva portato a compimento e prese il nome di Bartini A-57 (Foto).

Il Bartini A-57, sembra un disegno degli sceneggiatori di Star Wars, risulta  più avanti persino rispetto ai giorni nostri.
Il Bartini A-57, sembra un disegno degli sceneggiatori di Star Wars, risulta più avanti persino rispetto ai giorni nostri.

Il progetto finale era straordinario, si trattava di un enorme aeroplano dalle linee futuristiche con al centro una batteria di di propulsori a reazione diretta puntati verso il basso per favorire la salita, più altri motori a getto montati nella parte posteriore per dare la spinta in avanti, l A-57 inoltr poteva decollare e atterrare sul mare e sul ghiaccio grazie a dei pattini retrattili a posto del carrello, un Bombardiere Idrovolante risolveva il problema dell'autonomia, poteva ammarare e rifornirsi da un sottomarino. Ma Bartini del suo progetto pretendeva l'alta velocità, dopo un periodo di tentativi in camera del vento in Siberia, perfeziona ciò che chiama ALA BARTINI: una lunga e sottile ala a Delta adatta per le velocità supersoniche. L' A-57 definitivo venne equipaggiato da questo tipo di ala, venne munito di 5 motori a reazione, rimase inalterata la capacità anfibia e di atterraggio sul ghiaccio in modo da poter decollare da basi ne Polo Nord, ed ottenne la capacità di poter raggiungere la velocità massima di 2400Km/h!! Con un raggio d'azione illimitato avrebbe potuto colpire qualsiasi obiettivo del pianeta, sarebbe stato il più formidabile Bombardiere mai costruito di tutti i tempi.

Presentato allo Stato Maggiore fu accolto con acclamazione, tanto che furono avviati gli stanziamenti per la produzione dei primi esemplari e Bartini ottenne il riconoscimento ufficiale da parte del governo sovietico.

Ma purtroppo anche questa volta il destino gli rema contro, nel 1957 Korolëv lancia il primo Sputnik della storia, i russi decisero che i missili erano meglio dei Bombardieri sfortunatamente questo cambiamento di tendenza cancellò la realizzazione del progetto del A-57. Non appena i Russi misero a punto un programma missilistico efficace che permetteva di lanciare un ampio numero di missili contro l'America o il resto delle nazioni appartenenti alla NATO a costi decisamente molto più contenuti, i Bombardieri passarono in secondo piano.

Ma il mondo ancora non aveva visto l'ultima creazione di Roberto Bartini, il suo progetto finale completato prima della sua morte avvenuta nel 1974 fù il VVA-14, dopo la cancellazione dell'A-57 Bartini era ancora affascinato dagli aeroplani anfibi e sviluppò l'dea di un aeroplano che non atterrava su ruote ma su un cuscino d'aria dandogli la possibilità di decollare e atterrare ovunque. Purtroppo il crollo economico del comunismo nell' Unione Sovietica, vide la fine dell'interesse dei russi in armi simili, l'ultimo progetto di Bartini fù abbandonato in un vecchio campo di aviazione in disuso ad arruginire al sole. Oggi riposa inesorabilmente al museo dell'Aviazione di Monino tra gli sguardi increduli dei visitatori che purtroppo non conoscono il suo creatore, l'italiano che contribuì alla potenza militare Sovietica.

In tutti gli anni della sua attività aeronautica, condotta in completa riservatezza, Bartini visse in totale distacco dal suo paese d'origine. Malgrado ciò il costruttore capo era considerato dai sovietici un italiano e tale si sentì per tutta la vita. Nel 1967, in occasione delle celebrazioni del cinquantenario della rivoluzione d'ottobre, si tenne a Mosca una conferenza sulla figura di Antonio Gramsci il cui relatore principale fu l'on. Umberto Terracini. Al convegno era presente Bartini che avvicinò l'autorevole dirigente ed altri esponenti del PCI per ricordare gli anni di lotta politica trascorsi insieme. In quella stessa occasione, l'ormai settantenne ingegnere strinse amicizia con il corrispondente de l'Unità a Mosca che gli avrebbe dedicato un articolo biografico, pubblicato il 7 dicembre 1967. Un altro articolo sarebbe apparso sull'organo ufficiale del PCI per commemorare la sua scomparsa. In esso veniva riportato il necrologio ufficiale dell'italiano, apparso il 10 dicembre 1974 a firma di Dimitri Ustinov, futuro ministro della difesa e dei quattro tra i più grandi costruttori sovietici allora viventi: Tupolev, Ilyushin, Antonov e Yakovlev. Sarebbero stati gli unici riscontri, in Italia, di cinquantuno anni di intensa attività aeronautica.

« Noi siamo debitori verso Bartini, immensamente! Senza Bartini non ci sarebbe stato lo Sputnik. Lei deve riprodurre la sua immagine prima di tutti. »

(Sergej Pavlovič Korolëv allo scultore Faidish-Krandievskom realizzatore dei ritratti nel viale dei Cosmonauti a Mosca)

 

« Tutti i progetti di Bartini erano estremamente originali. Ma lui non aspirava espressamente all'originalità, questa veniva dal suo approccio ai progetti... Roberto Ljudovigovič osava essere coraggioso nella ricerca e confidente nella correttezza delle conclusioni. Era ricco, immensamente ricco di idee e di conseguenza era generoso. »

(Oleg Konstantinovič Antonov)


Autore: Ino Biondo

Pubblicato la prima volta su aerostoria.blogspot.com il 21/08/2010

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