"Peace Caesar": quando l'Aeronautica Militare scelse gli F-16 "Viper".

F-16A-15ADF del 37° Stormo di Trapani-Birgi (Foto: Aeronautica Militare)
F-16A-15ADF del 37° Stormo di Trapani-Birgi (Foto: Aeronautica Militare)

Quando l'Aeronautica Militare decise di aggiornare la sua flotta di Aeritalia F-104S "Starfighter" nella versione ASA (Aggiornamento Sistema d'Arma) si capì sin da subito che sarebbe stata una soluzione "ad interim" in attesa di quel caccia di generazione successiva che non arrivò mai.

Per la sostituzione degli ormai anziani "spilloni"  l'Aeronautica avrebbe voluto una versione da intercettazione dei Tornado che però alla fine venne abbandonata in corso d'opera per mancanza di interesse da parte delle nazioni che formavano il consorzio multinazionale MRCA.

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L'unica nazione che ebbe la capacità anche finanziaria (visto che era l'unica) di chiedere e sviluppare una versione da intercettazione fu il Regno Unito, così nella seconda metà degli anni '70 la RAF ottenne la versione ADV (Air Defense Variant) dei Tornado, ma con caratteristiche completamente diverse rispetto alle esigenze italiane: l'ADV non era un caccia da difesa aerea puro, bensì un cacciatore di bombardieri sovietici, che rispecchiava quella filosofia della RAF, secondo la quale la superiorità aerea, si conquistava distruggendo le forze aeree nemiche sui suoi stessi aeroporti, prediligendo così, una forza d'attacco piuttosto che da combattimento/difesa aria-aria, una "forma mentis" che tendenzialmente permane a tutt'oggi.

Il Tornado ADV che in seno alla RAF assunse la denominazione "F.2/3" non ebbe il successo di vendita sperato, soltanto la Royal Saudi Air Force, dopo che gli USA gli negarono l'acquisizione di ulteriori F-15 Eagle, nel 1984 ne ordinava circa 24.

Intanto veniva costituito un consorzio quadrinazionale (Italia, Regno Unito, Spagna, Germania) dopo il ritiro della Francia (che poi produsse il Rafale) denominato FEFA, poi EFA e poi EF-2000 , per lo sviluppo del futuro difensore dei cieli europei, ma a causa della gestione "multiforme" il progetto dell'odierno Eurofighter "Typhoon" richiese tempi di sviluppo molto lunghi.


L'invecchiamento della linea Starfighter che intanto venne ulteriormente "migliorato" questa volta nella versione ASA-M e con le prospettive future che vedevano il caccia di nuova generazione lungi dall'essere completato nei tempi previsti (1990-1995), indusse l'AMI ad effettuare un leasing di 24 Tornado ADV della RAF, preferiti agli F-16 statunitensi, in quanto l'ADV essendo uguale per l'80% delle sue parti alla versione IDS, dal punto di vista logistico, infrastrutturale e anche dell'addestramento, risultava più vantaggioso.

Un F-104 ASA-M del 5° Stormo con la tipica livrea A bassa visibilità. (Foto: Aeronautica Militare)
Un F-104 ASA-M del 5° Stormo con la tipica livrea A bassa visibilità. (Foto: Aeronautica Militare)

Il 31 ottobre del 2004 una data storica per l'Aeronautica Militare, viene ritirato dal servizio lo Starfighter, ma l'ADV non è un degno sostituto, era una macchina valida per il compito del quale era stato concepito, poco più di pattugliatore dello spazio aereo [N.d.A.]  ma non era assolutamente adatto alla superiorità aerea, pesante e lento, non sarebbe sopravvissuto in un "dogfight". Con l'entrata in servizio dei primi Eurofighter (Batch 1/Tranche 1) però il problema della difesa aerea non si risolse, il nuovo aereo era ancora lontano dal raggiungimento di una seppur limitata operatività, i primi esemplari servivano solamente per far conoscere la nuova cavalcatura ai piloti.

Tutti i Tornado ADV restituiti in anticipo.

Quali siano stati i motivi che spinsero l'Aeronautica Militare a consegnare tutti i Tornado ADV in anticipo rispetto i tempi pattuiti a tutt'oggi non è molto chiaro, si può azzardare un ipotesi che potrebbe anche non distaccarsi dalla realtà dei fatti: i caccia inglesi iniziavano ad essere obsoleti, anche dal punto di vista tattico, come detto, non adatti alla difesa aerea, anche dal punto di vista dello "Scramble" avevano tempi al di sotto della media con modeste capacità in termini di accelerazione e tempi di salita in quota, alla fine risultarono costosi e surdimensionati per le operazioni più limitate specifiche della difesa aerea italiana.

Apportare degli adeguamenti sarebbe stato decisamente controproducente anche dal punto di vista economico oltre che strategico, quindi l'Amministrazione della difesa decise per un altro "interim", questa volta per 34 caccia F-16 statunitensi. Il 12 ottobre del 2000 in una nota dell' allora capo di stato maggiore generale di squadra Andrea Fornasiero si leggeva che le opzioni considerate per la sostituzione degli F-104S/ASA-M e dei Tornado ADV in attesa della completa disponibilità dei Typhoon, fossero state tre: MiG-29 Fulcrum, Mirage 2000-5, ed F-16 Falcon. L'Aeronautica specificava la disponibilità di circa 8000 ore di volo l'anno, con una disponibilità minima di 24 macchine in piena efficienza e gli oneri relativi al supporto logistico completamente a carico dell'ente che avrebbe ceduto gli aeroplani.

Il MiG-29 venne scartato a priori per la sua completa incopatibilità con i parametri NATO, a prescindere dagli armamenti dell'arsenale dell'AMI che non erano compatibili con gli aerei russi, i Mirage risultarono molto costosi con tutti gli annessi e connessi, la scelta quindi si appuntava sul F-16 il cui costo risultava più conveniente.

L'F-16 con la coccarda tricolore.

Il 15 marzo 2001 il governo italiano e statunitense stilarono un accordo che prevedeva la cessione all'Italia di 34 aerei Lockheed Martin F-16 Fighting Falcon con un leasing quinquennale, nella versione ADF (Air Defense Fighter) non essendoci la necessità di optare per la polivalenza (attacco al suolo/aria-aria). L'accordo era composto da quattro biposto F-16B OCU, che servivano per l' addestramento dei piloti.


il primo F-16A (MM7238) fotografato alla Ogden ALC il 16 maggio 2003. (Foto: USAF)
il primo F-16A (MM7238) fotografato alla Ogden ALC il 16 maggio 2003. (Foto: USAF)

Tutti i monoposto erano F-16A-15 ADF aggiornati allo standard "Falcon Plus" con motori Pratt & Whitney F100-PW-220E "Thunder"  più altri quattro F-16A OCU (Operational Capability Upgrade) non aggiornati da impiegare come riserva di ricambi. Il programma "Peace Caesar" quindi ebbe inizio ufficialmente Il 28 giugno 2003, i primi tre F-16 (un F-16B ADF Block 10 e due F-16A ADF Block 15) furono consegnati al 37° Stormo che dopo anni di "cavalcatura Starfighter" ottenne la "Combat Ready" sull'F-16, qualche mese più tardi toccò al 5° Stormo.

Gli F-16 in questa configurazione erano destinati all'Air National Guard per la difesa dello spazio aereo, con la riduzione del numero degli Squadrons molti aerei già ordinati rimasero in deposito, per tale motivo furono immediatamente disponibili, anche se ufficialmente l'F-16 si chiama Fightning Falcon, in seno all'ANG essendo specifici per la difesa aerea, tutti gli esemplari vennero chiamati "Viper" la differenza rispetto alla versione cacciabombardiere era non solo interna ma anche dall'esterna: i Viper erano caratterizzati dalle due serie di quattro antenne a lama poste sopra il muso e sotto la presa d'aria, si tratta del transponder Teledyne/E-System AN/APX-109,  subito dopo il radome vi era il faro Grimes  per l'identificazione e l'illuminazione dei bersagli, e un rigonfiamento alla radice della deriva che alloggiava un accumulatore idraulico.

Internamente la differenza con i Falcon è sostanziale essendo appositamente studiati per la difesa aerea, i Viper avevano un avionica incentrata su questa tipologia di operazioni: il radar Westinghouse AN/APG-66(V)1 evidenzia la vocazione aria-aria della macchina, che grazie all'illuminatore ad onda continua poteva dirigere i missili "Sparow"  a lungo raggio, la configurazione degli ADF italiani comunque prevedeva 2-4 missili aria-aria AIM-9L Sidewinder a guida infrarossa, 2-4 missili aria-aria AIM-120 AMRAAM a guida radar attiva, e l'armamento fisso costituito dal cannone M61 Vulcan cal. 20 mm a sei canne rotanti.

La difesa aerea italiana poteva contare su tre gruppi di volo, un numero decisamente diverso rispetto a quello del periodo della Guerra Fredda, quando i reparti intercettori erano sette! Sull'aeroporto  "Cesare Toschi" di Trapani-Birgi  sede del 37° Stormo operavano il X Gruppo Caccia ( che Il 28 marzo 2006 entrò a far parte del 37º Stormo proveniente dal 36° Stormo) e il 18° Gruppo, a Cervia invece il 5° Stormo "Giuseppe Cenni" operava  con il 23° Gruppo, i piloti di questi reparti compresi gli specialisti in tempi da record si abituarono alla macchina raggiungendo un volume di volo superiore agli Starfighter.



Questo grazie agli F-16 che erano macchine affidabili, potenti ed efficaci, un esperienza che i nostri piloti difficilmente dimenticheranno, dopo nove anni di servizio e oltre 48.000 ore di volo, l'addio degli F-16 è stato celebrato il 23 maggio 2012 nel corso di una cerimonia a Trapani, qualche mese più tardi il 18 ottobre 2012 i Typhoon presero il posto del Viper, una nuova macchina più tecnologica e altrettanto valida, intanto 5 Ottobre, presso l’Aeroporto Militare di Pisignano di Cervia (Ravenna), veniva chiuso il 5° Stormo, una domenica, il 23 maggio 2010 il reparto compì l'ultimo servizio di allarme per la sorveglianza dello spazio aereo nazionale sul Viper, per la nostra Aeronautica questa è storia, ma gli F-16 volano ancora oggi per altre nazioni.


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