Il Pentagono vorrebbe riaprire la linea del Lockheed Martin F-22 Raptor.


Una coppia di F-22 Raptor. (Foto. USAF)
Una coppia di F-22 Raptor. (Foto. USAF)

Per gli analisti il costo potrebbe essere insostenibile, ma al Congresso pensano che far ripartire le linee del caccia di quinta generazione F-22 Raptor potrebbe essere un ipotesi auspicabile.


In questi ultimi anni abbiamo assistito ad una crescita esponenziale, nel campo delle tecnologie militari e industriali del settore, di Russia e Cina, ponendo gli Stati Uniti in serio svantaggio rispetto le altre due nazioni.

La condizione sfavorevole della tecnologia militare americana, è stata condizionata dal profondo mutamento della situazione strategica che ha visto la Russia di Putin, sempre più imporsi anche dal punto di vista politico in ambito internazionale, malgrado le sanzioni, e soprattutto dalla consapevolezza che dopo il crollo dell'Unione Sovietica, con essa sarebbe venuta meno anche l'unica vera minaccia alla loro superiorità aerea.

Quest'ultima condizione ha decisamente modificato la strategia e le modalità d’impiego dei mezzi aerei nelle varie campagne che si sono susseguite, come nel caso della Prima Guerra del Golfo, infatti, la superiorità aerea sul teatro è stata ottenuta in breve tempo poiché le forze avversarie erano numericamente e qualitativamente inferiori, in Afghanistan addirittura le forze avversarie erano inesistenti.

Questo fece in modo che in seno all'US Air Force il ruolo predominante delle missioni aeree fosse quello aria-suolo con un conseguente sviluppo di macchine dedicate a tale scopo, che potevano colpire quasi indisturbati e con una minima o addirittura senza protezione da parte dei caccia: Negli anni novanta assistiamo al debutto della tecnologia "Stealth" nei teatri, la comparsa degli aerei "invisibili" come l’F-117 Nighthawk e il bombardiere B-2 Spirit, progettati per penetrare le massicce difese aeree sovietiche in caso di un conflitto diretto senza essere visti, e quindi senza bisogno di copertura aerea.

Negli ultimi anni questo scenario è completamente mutato: Cina e Russia hanno sviluppato caccia e cacciabombardieri sempre più sofisticati (con un buon successo di vendite) e iniziano ad entrare nel campo dei cosiddetti aerei di quinta generazione rispettivamente con i velivoli Sukhoi PAK-FA e quello che per molti è stato considerato come un aereo forse troppo sopravvalutato cioè il Chengdu J-20.

Anche se l'USAF è stata la prima forza aerea al mondo a schierare velivoli di questa tipologia (F-22 Raptor) essi rimangono comunque in numero troppo esiguo per sopperire a queste rinnovate esigenze operative, mentre US Navy e Marines ne sono completamente sprovvisti, gli F-35 Lightining II che saranno destinati anche alle altre forze aeree americane, stanno iniziando il loro ingresso nei reparti, e ci vorranno anni prima che essi siano completamente operativi; quindi Marina e Marines attualmente sono dotati di aerei cosiddetti di quarta generazione che, seppur aggiornati con i vari upgrade, rimangono comunque progetti risalenti agli anni Settanta.

Riaprire le linee è realmente una necessità?

I tecnici del consorzio a guida Lokheed Martin all'opera (Foto: Lokheed Martin)
I tecnici del consorzio a guida Lokheed Martin all'opera (Foto: Lokheed Martin)

“L’aver sospeso la produzione F-22 Raptor a soli 187 esemplari è stata una delle più stupide decisioni in materia di appalti militari degli ultimi decenni, ormai non lo nega più nessuno”. Questo e ciò che disse, lo scorso gennaio, il segretario dell'Air Force Deborah James, in effetti il piano originale del Raptor prevedeva la produzione di circa 750 esemplari, ma gli USA alla fine si sono ritrovati in una serie di circostanze sfavorevoli quali crisi economica, sforamenti di bilancio dovuti per lo più allo sviluppo del F-35 Lightning II (che non sarà mai un caccia da superiorità aerea) e per paradosso la mancanza di nemici per i quali potesse essere giustificato tale investimento per un aereo considerato troppo all'avanguardia rispetto lo scenario in cui avrebbe operato, ciò permise solamente lo sviluppo di 187 Raptor, troppo pochi per poter affrontare le forze aeree dei "nuovi" potenziali avversari quali Cina e Russia.

Sono tre le ipotesi vagliate dal Pentagono per sopperire a questo deficit strategico:

  • Piuttosto avviare lo studio di un nuovo caccia di sesta generazione: Lo studio di un nuovo caccia appartenete a questa categoria è obiettivamente in corso (gli USA sono stati sempre avanti rispetto le altre nazioni bisogna dargliene atto) ma passeranno anni prima che un prototipo possa volare, figuriamoci per quanto concerne l'entrata in servizio;

NON FATTIBILE: con Russia e Cina che sempre di più accorciano le distanze sarebbe un rischio, il tempo è un altro nemico dell'USAF.

  • Sfruttare fino all'osso gli F-15 ed F-16 (presente in gran quantità in seno alla forza aerea) rendendoli complementari al Raptor, una tattica secondo la quale grazie ai vari upgrade dei Eagle e dei Falcon, il Raptor collegato via data link con questi, assumerebbe la funzione di "illuminatore bersagli" per le armi lanciate dagli aerei di quarta generazione. 

IMPROBABILE: i caccia di quarta generazione anche se portati al massimo "possibile" di ammodernamento, non sono destinati a durare in eterno, già le loro cellule iniziano a risentire dell'età avanzata, basti pensare che soltanto gli F-16 hanno già 40 anni di servizio sul "groppone".

  • riattivare la produzione del F-22 Raptor, per raggiungere la quota di 381 unità.

POSSIBILE MA : 

Il consorzio per la produzione del Raptor è composto da grandi aziende quali Boeing, che prodice ali e fusoliera, Pratt & Withney che produce i motori a spinta vettoriale, e Lockheed Martin dove tutto viene assemblato e collaudato, da quando sei anni fa e cessata la produzione del caccia, queste aziende in quei stabilimenti si occupano d'altro: per esempio oggi Boeing produce aerei civili, mentre attualmente in Georgia Lokheed Martin produce parti dell'F-35 e costruisce il C-130J Super Hercules, bisognerebbe riconvertire la produzione,  rispolverando i vecchi macchinari messi in deposito dopo la consegna dell'ultimo esemplare di Raptor (fortunatamente conservati in buono stato) quindi riaccendere la "scintilla" è possibile.

Il problema risiede nel trovare i fondi per finanziare la ripresa del programma:

Uno studio del 2010 commissionato dall’Air Force alla RAND Corporation stimava che il costo della costruzione di 194 nuovi caccia è di circa 30 miliardi di dollari, secondo gli analisti per sopperire a tale esigenze bisognerebbe diminuire gli ordini di F-35A o abrogare la legge che evita le esportazioni di F-22 Raptor per motivi di sicurezza nazionale (data la tecnologia di cui il velivolo è dotato) come sappiamo Giappone, Israele e Australia sono interessati da sempre al velivolo.

Ma riavviare il programma F-22A in ogni caso deve corrispondere a una necessità operativa e strategica reale: come detto questa necessità sembra esserci ma, si sa, gli scenari potrebbero anche cambiare nei prossimi anni e se ciò dovesse avvenire e ulteriori Raptor non fossero più utili?  Si verificherebbe un ingente spreco di risorse.

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